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      	<title>&#x201C;Marito e Moglie&#x201D;: a digital edition</title>
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          <date>Taylor edition</date>
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      	  Edited by</resp> <persName>Valeria Taddei. </persName> 
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      <extent>6 pages of printed text.</extent><!-- Add in extent -->
      <publicationStmt>
      	<publisher>Taylor Institution Library, one of the Bodleian Libraries of the University of Oxford, </publisher> 
      	<date>2018. </date>
      	<availability ><licence xml:id="xml_files" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/"> XML files are available for download under a <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/">Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International 
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      	<title xml:id="tayeditions">Taylor Editions: </title>
      	<title xml:id="treasures">Treasures</title>
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        <note><p>Transcribed from: Taylorian <idno type="shelfmark"> 	REP.I.5445(2)</idno>. 
          Images scanned from Taylorian <idno type="shelfmark"> 	REP.I.5445(2)</idno>.</p> </note> 
       
      	<note type="intro"> 
      	  <p>This is a facsimile, transcription, and translation of Tozzi, Federigo, (1961). "Marito e Moglie" in <title>Opere </title>. Edited by Tozzi, Glauco. Firenze: Vallecchi.
      	    It is held by the Taylor Institution Library (shelf mark:  	REP.I.5445(2)). 
      	  </p> 
      	  <p>The transcription and translation were encoded in TEI P5 XML by Valeria Taddei. </p> 
      	</note> 
      </notesStmt> 
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        <biblFull>
          <titleStmt>
          	<title level="a">Marito e Moglie</title> 
          		<author>
          		  <persName>Tozzi, Federigo, 1883-1920.</persName>
          		</author>
            <editor>
              <persName>Tozzi, Glauco</persName>
            </editor>
          </titleStmt>

          <publicationStmt>
            <publisher>Vallecchi, </publisher>
            <pubPlace>Firenze: </pubPlace>
            <date>1961.</date>
          </publicationStmt>
        </biblFull>

      	<bibl type="citation"><title level="a">Marito e moglie</title><bibl>, by Federigo Tozzi. <title level="m">Opere</title>. Firenze: Vallecchi, 1961, pp. 901-906 <note>with an English translation by Valeria Taddei.</note></bibl></bibl>
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      	<p>Created by encoding transcription from printed text, and by encoding a translation in support of a transcription from printed text.
        </p>
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      <editorialDecl>
         <p>The text is transcribed here as it is found in the 1961 edition of Federigo Tozzi’s <hi>Novelle</hi>, part of the complete works (Federigo Tozzi, 
        	 <hi>Opere</hi>, Firenze: Vallecchi) edited by Glauco Tozzi. </p>
         <p>Paragraphing, punctuation and spelling have been faithfully preserved. Page numbers, headings and the folio information at the bottom 
         	left of the first page have also been transcribed.</p>

      	<p>The source text for the translation of the 1918 story "Marito e Moglie" is the 1961 edition of Federigo Tozzi’s <hi>Novelle</hi>, 
      	  	part of the complete works (Federigo Tozzi, <hi>Opere</hi>, Firenze: Vallecchi) edited by Glauco Tozzi. </p>
      	<p>The translation follows the original text in paragraphing, punctuation and page breaks. The page numbers, runninng header and folio information 
      		of the book source have been omitted.</p>
      	<p>Literal translations of specific expressions are given as notes. Where multiple, equally valid translations of a word are possible, these are 
      		encoded as alternative textual choices.</p>
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        <date>2018-05-16</date>
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        <head><hi rend= "caps">MARITO E MOGLIE</hi></head>
      
        <p>È una giornata d'inverno, umida ma calda; come capitano a <placeName><settlement type= "city">Roma</settlement></placeName>, quando deve piovere. I vetri sono bagnati e annebbiati; i muri, in casa e fuori, gemono acqua, i manifesti si staccano. </p>
        <p>Vittorino Landi non ha da andare in ufficio, oggi, perché è il <date when-custom="January 8">natalizio della <roleName type="nobility">regina</roleName> <persName>Elena</persName></date>. Non è ancora mezzogiorno, ed egli si è già rasato, con l'acqua calda che si vede fumare spandendo l'odore della saponata. Poi, non sa quel che fare. Forse, nel pomeriggio andrà a un teatro o a un cinematografo. Fuor di porta no, benché ne abbia sempre voglia. </p>
        <p>La sua moglie, Enrica, è andata a fare la spesa in <placeName type="street">Via del Lavatore</placeName>; dov'è il mercato più vicino per lei.</p> 
        <p>Ad un tratto, senza nessuna ragione, egli si sente impazzire: la testa gli gira, è stordito, ha paura di cadere. Non è un mese che aspetta il ritorno della moglie? Forse le è avvenuta qualche disgrazia: s'è stroncata le gambe, è morta. Non può più tornare a casa. Egli cerca di raccapezzarsi, si sfrega la faccia. Ma la sua apprensione gli scava nell'anima una specie di vuoto che va sempre più in dentro; vertiginosamente. Egli non ha né meno voce per chiamare. Si mette a piangere.</p> 
        <p>Quando, dopo dieci minuti, Enrica torna ed entra in camera, egli non la riconosce più: è come se la vedesse per

        <fw type="footer" place= "bottom-left">57. - <hi rend= "italic">Le novelle</hi>, II.</fw>
        <fw type="stamp" place="bottom-centre">- Taylor Inst - Oxford</fw>
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        la prima volta. La moglie gli parla, gli sorride; poi s'accorge che il marito è sbiancato e che non apre bocca. </p>
        <q>- Dio mio! Vittorino! Che ti senti? Sei per svenire?</q>
        <p>No: egli si ricompone e il malessere passa; come se non avesse avuto niente. Però non gli è più possibile di amare la moglie come credeva di amarla mezz'ora prima, quando è escita.</p> 
       <p> La moglie piange, perché vede tutto nei suoi occhi. Il cappello le si piega da una parte, ed ella non pensa né meno a toglierselo. La veletta è tutta molle e rincincignata: né meno lei ha più fiato per dire una parola. Com'egli all'improvviso si è attaccato a lei, così ora s'è staccato; e pare che soltanto pochi minuti siano bastati a cambiare i loro anni di matrimonio; perché essi non sanno che tutto quello che è passato nel loro animo, giorno per giorno, di buono e di cattivo, doveva avere una volta i suoi effetti. Nessuno dei due ne ha colpa; e siccome essi son buoni e leali cercheranno di sopportarsi a vicenda, aspettando che torni il tempo forse di volersi bene come prima. Tutte queste cose, nell'animo di ambedue, passano rapidamente come quando si sogna.</p>
        <p>Ma Enrica, la più debole e la meno preparata, singhiozza con il fazzoletto alla bocca. Fa di tutto per non piangere più; e quando ci riesce, chiede: </p>
        <q>- Vuoi mangiare a trattoria oggi? Io mangio in casa. Torna quando vuoi.</q>
        <p>Il Landi si meraviglia che ella debba dirgli così; e risponde, benché non avesse affatto pensato a stare fuori di casa: </p>
        <q>- Sì: oggi, mangerò a trattoria.</q>
        <p>Prende i guanti, l'ombrello; ed esce, senza salutarla.</p> 
        <p>Enrica si butta stesa sul canapè, bocconi, e piange per due ore; finché la cameriera non le parla. Ella soffre molto e i suoi occhi restano cerchiati di un rosso che pare battitura. Soltanto a guardarle la bocca, si vede che ha pianto tanto.
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       Tutto il suo corpo è scosso dai singhiozzi, che sono più strazianti delle sue grida e delle sue lagrime.</p> 
        <p>Il Landi non sa né meno che strada prendere. Fa qualche passo e poi si ferma. La moticcia gli attacca le scarpe. Dove vuol andare? Non lo sa. Perché tra lui e la moglie si son detti quelle parole? Non lo sa. Non è meglio che egli torni subito in casa, e stringa la moglie tra le braccia? Non è meglio che egli si faccia dire da quella bocca tutte le parole della sua tenerezza dolce?</p> 
        <p>La nebbia è quasi giallognola: c'è una luce, per le strade, che pare sporca. Le voci delle persone s'attaccano come la moticcia. I cavalli delle vetture sono tutti magri e sfiniti; alcuni zoppicano. Una donna, che pare sfatta con le rughe entro i suoi cenci, vende i cartoccetti pieni di nocciole per i ragazzi. Una bambina s'è avvoltolata in uno scialle di lana rossa e vende i giornali: le sue mani sono gonfie di geloni. La <placeName type="street">Via della Pilotta</placeName> è deserta, con i quattro archi attaccati al giardino alto di <placeName type="building">Villa Colonna</placeName>; dove le statue, sotto cipressi, macchiate di nero, fanno vedere di quanti pezzi sono fatte. Sotto uno degli archi, una mendicante è seduta per terra e mangia. Ma egli va in <placeName type="street">via Nazionale</placeName>. Due ragazze entrano, tenendosi a braccetto, dentro un caffè; dove si vedono le lampadine accese. Su gli scaloni del <placeName type="building">teatro Nazionale</placeName>, c'è qualche persona ferma.</p> 
        <p>Poi la via, finita la salita alla <placeName type="building">Torre delle Milizie</placeName>, s'apre diritta, fino alle mura rosse delle <placeName type="building">Terme</placeName>. Su l'angolo di <placeName type="street">Via Panisperna</placeName>, sotto la <placeName type="building">Villa Aldobrandini</placeName>, due ciechi suonano.</p> 
        <p>Il Landi entra a mangiare in una trattoria, dove crede di spender poco. Non ha fame, ma mangia. Quando esce comincia a piovere. Va in <placeName type="square">Piazza del Quirinale</placeName> dove ci sono soltanto le sentinelle dentro i loro casotti, e due coppie di carabinieri che stanno rasente al muro della <placeName type="building">Consulta</placeName>, per bagnarsi meno che è possibile.</p> 
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        <p>Lo zampillo rettilineo della fontana sembra immobile come i due cavalli; benché, ricadendo, scrosci e sciaguatti: soltanto perché è più bianco si discerne dalla pioggia, che vela tutte le file piatte delle case; di cui si vedono soltanto gli ultimi piani; con le chiese sparse da per tutto. E la cupola di <placeName type="cathedral">San Pietro</placeName> pare fatta di nebbia.</p> 
        <p>Il Landi scende in fretta la scalinata e rientra in casa. La moglie s'è buttata sul letto e non ha mangiato.</p> 
        <p>Quando la sera si riparlano, pare che ella non abbia sofferto di nulla; e la loro vita ricomincia eguale.</p> 
        <p>Ma mentre egli seguita ad avere un rammarico melanconico, di quel suo passato che non vive più senza dimenticarlo, ella diventa gaia e gioconda. Ha sofferto tanto quel giorno che è ormai un'altra. Piccola e bruna con le ciglia lunghe, troppo lunghe per lei e per il suo viso magrolino, sorride sempre.</p> 
        <p>E quando a primavera l'aria si schiara, non c'è raggio di sole in <placeName type="square">Piazza della Pilotta</placeName> che non entri anche dentro suoi occhi. Non ha più bisogno né d'amare né d'essere amata. Ella vive e basta.</p> 
        <p>Vittorino in vece vorrebbe amarla, ed è geloso della sua giocondità.</p> 
        <p>Una volta egli compra, in <placeName type="square">Piazza di Spagna</placeName>, un fascio di rose e le porta a casa. Ma, guardandole, si domanda perché le ha comprate.</p> 
        <p>La moglie gliele prende di mano, le mette in un vaso pieno d'acqua; su la tavola dove mangiano. Ella non lo ha ringraziato e né meno gli ha fatto capire che le fanno piacere. Egli ne compra un altro fascio, e questa volta proprio per lei. Ora sono tutti e due tranquilli.</p> 
        <p>Una domenica vanno a <placeName type="building">Porta San Giovanni</placeName>. La <placeName type="church">basilica</placeName> regge la fila delle sue statue come fossero enormi fiori chiari.</p> 
        <p>Nella piazza polverosa tre caroselli girano con gli specchi e le lampadine elettriche, con la gente sopra i cavalli e
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        dentro le barchette, con le pitture fantastiche e mitologiche. Anche la loro musica gira. E l'aria è stata scaldata dal sole. </p> 
        <p>La <placeName type="street">Via Appia</placeName> si allunga con il suo selciato che luccica, specie lontano; dove si vede un pino in vece delle osterie e delle case. Parecchi operai, in maniche di camicia, lavorano con i picconi attorno a un binario. La campagna è piatta e solitaria, quantunque ci sia tanta gente e tanti carretti con le sonagliere. Ma l'erba è così fitta che la campagna pare debba essere verde anche sotto terra. L'aria vi trema sopra come una fiamma senza colore.</p> 
        <p>E una nuvola enorme, rotta nel mezzo e infilata ai raggi del sole, non si può più muovere.</p> 
        <p>Enrica e Vittorino si parlano poco, e sembrano distratti. Ma non si lasciano. Passando, guardano le osterie. Egli, allora, pensa che non è più possibile vivere a quel modo. Tocca la moglie con una mano sul braccio; e le dice:</p> 
        <q>- Fa quasi caldo, oggi.</q> 
        <q>- È vero: e io sono stanca. Quest'aria di primavera fiacca i nervi.</q>
        <q>- Vuoi che stasera mangiamo insieme a una di queste trattorie? Noi abbiamo da parlare di molte cose.</q>
        <p>Enrica si allontana quasi due passi da lui, e china la testa. E non vede il dispiacere che è nel viso del marito. Ma, dopo un tratto di strada, dice:</p> 
        <q>- Noi non abbiamo da parlare di niente.</q>
        <q>- Io credo che tu sbagli. Ma, se non vuoi, non insisto.</q>
        <p>Ella sorride: i suoi occhi luccicano sbattendo le ciglia; perché il sole, tramontando, l'abbarbaglia.</p> 
        <p>Le cime degli eucalipti sono luminose, e i raggi della luce vi si impigliano come fossero chiome più larghe. Anche il selciato specchia. I <geogName>Colli Albani</geogName> sono di un turchino asciutto e eguale. Ella riprende:</p>
        <q>- Noi dobbiamo parlare della nostra vita passata come se fosse di due persone che abbiamo conosciute molto tempo fa.</q>
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        <q>- Enrica, sbagli!</q>
        <q>- Per me, non sbaglio. Io ti dico come sento.</q> 
        <q>- Enrica! Enrica!</q> 
        <q>- È molto meglio tacere.</q> 
        <p>E sorride un'altra volta. Anche egli, ora, s'accorge che il suo desiderio è inquieto e non profondo; e non gli basta. Il suo desiderio gli dà soltanto una specie d'irritazione nervosa. Anche nel suo animo non c'è più nulla, ed è inutile costringere la moglie a credere quel che egli vorrebbe. Bisognerebbe, forse, che passassero parecchi anni; ma senza invecchiare. In vece anche lui non ha più nulla da chiedere. È evidente! Allora, quasi si vergogna d'averla voluta ingannare. Egli ha perso tutto!</p>
        <p>Enrica gli dice:</p> 
        <q>- Da quella volta non mi sarebbe più possibile credere.</q> 
        <p>Sente, attorno a sé, da per tutto, la grande primavera; e andrebbe a toccare anche un selce, che deve essere un poco caldo; un selce, che deve essere dolce come l'aria. Ma il suo animo si chiude sempre di più, si rifiuta; è freddo.</p> 
        <p>Anche la primavera la rasenta come una cosa che non sarà mai sua. E le pare che la giovinezza s'attenui, perda ogni consistenza; come un sogno che si dimentica proprio nel momento che vorremmo ricordarlo tutto e meglio. Il suo cuore ha una trafitta, ch'ella non vorrebbe. E perché Vittorino, dianzi, l'ha chiamata a nome due volte, gli prende una mano e gliela stringe. Ed egli si sente meno solo.</p> 
        <p>Gli eucalipti si spengono, le campane di <placeName type="church">San Giovanni</placeName> suonano; e il giorno sparisce come quel suono. Essi sono tristi e dispersi; si sentono morire. Ma una donna che allatta il suo bambino si affaccia da un uscio; placida e dolce; e allora sentono il raccapriccio di se stessi.</p>
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